La Basilica di Santa Sabina, risalente al V secolo, è collocata su uno dei sette colli di Roma, precisamente sul colle Aventino. Essa è, appunto, intitolata alla santa martire Sabina, morta nel 126 d.C. e ivi sepolta. L’edificio sorge, infatti, proprio sulla sua tomba.

 

 

Di grande pregio e rilievo è il portale centrale istoriato con episodi della vita di Cristo ed episodi dedicati alla vita di Mosè e al profeta Elia. Esso, originariamente composto da 28 scene, di cui ne restano solo 18, è in legno di cipresso. Questo portale risulta essere molto importante, perché custodisce, in alto a sinistra, la più antica crocefissione a noi ad oggi pervenuta, nella classica iconografia che tutti conoscono.

 

 

Infatti, è noto come inizialmente i cristiani usassero rappresentare la croce con modalità differenti, senza riferimenti espliciti specifici alla figura di Cristo, per evitare di essere uccisi, perché perseguitati dai pagani.

Solo dopo l’Editto di Milano, nel 313 d.C., con l’imperatore Costantino, iniziarono a fiorire le immagini del crocefisso, così come oggi siamo abituati a concepirlo. In quello di Santa Sabina, Gesù è raffigurato in mezzo ai due ladroni, come testimoniano i Vangeli. L’interno della maestosa basilica è a tre navate ed impreziosita da splendidi affreschi e tele. Nel cupolotto dell’abside è possibile ammirare l’opera raffigurate “Gesù con gli apostoli e i santi sepolti nella basilica”, risalente alla seconda metà del XVI secolo, del pittore marchigiano Taddeo Zuccari, fratello del più noto Federico, di cui sono presenti, all’interno della medesima basilica, le “Storie della vita di San Giacinto” in cui spicca, ad abbellire la cupola dell’omonima cappella, la “Gloria del santo”. Entrambe gli artisti giocano su un classicismo aulico, dominato da colori chiari e luminosi.

 

Sempre all’interno della cappella di San Giacinto, è presente una tela della nota pittrice bolognese Lavinia Fontana, raffigurante “San Giacinto che venera la Madonna” e datata 1600.La basilica fu anche luogo domenicano. Infatti,  papa Onorio III  la mise a disposizione dell’ordine, trasformandola in convento. Vi visse lo stesso San Domenico, di cui ancora oggi è possibile visitare la cella. Nella parte interna della basilica è situato il giardino degli aranci. Qui è visibile il noto albero miracoloso nato dai semi che il santo fondatore dell’ordine domenicano portò per la prima volta in Italia dalla Spagna. Queste solo alcune bellezze e curiosità che è possibile conoscere visitando questo speciale luogo nel cuore di Roma.

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